Vigna Serena
Circa 1,5 ettari sul limitare della strada verso i Capelli di Venere. Suolo sabbioso e scisto biondo, esposti sul Mediterraneo a raccogliere venti e umori. Dal mare, il sale; dal suolo, mineralità ed eleganza.
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L'invincibile. Bella come la luna e terribile come un esercito con le bandiere.
Un bianco che, nella migliore tradizione dei rossi più amati, non fa prigionieri: conquista d'imperio i sensi e attraverso questi raggiunge la carne e lo spirito.

Pensato come un borgognone pre-America: senza inutili dolcezze, nani e ballerine. È così, preciso così, senza fronzoli.
Fiano in purezza — il vinum Apianum degli antichi, il vino delle api, rinato in quota. Uva gialla matura ma freschissima, raccolta a mano a fine settembre; pressata intera, senza aggiunte, fermenta in acciaio e in vecchie botti panciute da 500 litri. Qui finisce lo zucchero, svolge in parte il malico e riposa sulle fecce per sedici mesi.
Nella sua essenza bianca, come una scarica di elettricità, incede nervoso: colpisce veloce e si ricompone prima che il movimento sia percepito. Abbiamo coscienza del suo dinamismo solo perché le parti stimolate vibrano e risuonano senza tempo.
Nell'estate del 2007, allontanandosi sempre più dalle terre conosciute, Bruno De Conciliis giunse in prossimità della cima del monte Pannello, nelle terre di Morigerati. Un angolo di paradiso: terreno vergine di scisto e arenaria, carbonati affiorati per dilavamento, mai contaminato da veleni.
Qui l'alta Cilento si fa montagna e bosco di leccio e pino, ma il mare resta vicino: dal Mediterraneo salgono il sale, i venti e gli umori delle genti che lo popolano. La peculiarità del suolo — quarzo-areniti, argille marnose, brecciole calcaree — genera mineralità ed eleganza; il calcare della montagna brilla nel vino.
Tutt'intorno, le meraviglie del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, che custodisce tre riconoscimenti UNESCO: Patrimonio dell'Umanità, Riserva della Biosfera e Geoparco Mondiale. Ai piedi del paese, nell'Oasi WWF delle Grotte del Bussento, il fiume carsico sprofonda e rinasce limpidissimo da una grotta, dove cacciano ancora le lontre. Poco distante, a Casaletto Spartano, le cascate dei Capelli di Venere. È la terra della Magna Grecia, di Elea-Velia e di Paestum.
Quasi tre ettari sopra quota 700, strappati al bosco. Ogni vigna ha il suo suolo, la sua luce, la sua voce nel vino.
Circa 1,5 ettari sul limitare della strada verso i Capelli di Venere. Suolo sabbioso e scisto biondo, esposti sul Mediterraneo a raccogliere venti e umori. Dal mare, il sale; dal suolo, mineralità ed eleganza.
Sabbia · scisto biondoUn ettaro in due parcelle, sopra quota 750, circondato da leccine e pini. Sabbia e argilla si mescolano agli scisti. Protetta dai venti: il bosco genera frescura e salti termici che esaltano gli aromi.
Argilla · riparo del boscoUn anello di un ettaro intorno a un grande masso di calcare, in una radura che contiene ma non chiude. Lo scisto si mescola al calcare della montagna, che brilla nel vino; l'argilla dà consistenza e profondità.
Calcare · profonditàL'ultimo impianto, seimila metri: la più alta, segreta, terra rubata ad alberi altissimi. Il calcare domina e mitiga, la terra resta fresca anche nelle annate torride. Fresco, potente, elegante il risultato nel vino.
La più alta · frescaUn progetto ideato e guidato da Bruno De Conciliis — il vignaiolo cilentano di Donnaluna e Antece — insieme a un gruppo di soci che hanno messo in gioco terra, creatività e capitali. Sapendo che non avrebbero prodotto altro denaro, ma solo la bellezza del gesto.
Un'ora e mezza di macchina da casa. Folle pensare di piantare una vigna quaggiù — ma questa terrazza sul Mediterraneo a 800 metri, con due o tre potenziali gran cru in poche centinaia di metri, conquista appena ci si avvicina alla terra per guardarle dentro.
Si comincia distribuendo il preparato 500 alla terra aperta, poi le giovani piante allevate in biodinamica. Si continua fino a coprire quasi tre ettari. Si è unita una pattuglia di uomini consapevoli della difficoltà della sfida — amici di sempre e altri aggiunti per strada.
In giugno una grandinata violentissima distrugge tutto il verde e i rami di un anno, lasciando ferite ancora evidenti tre anni dopo. Una ferita che segnò profondamente anche gli uomini. Si decise di coprire con reti antigrandine.
Si raccoglie uva bellissima a fine settembre, gialla e matura ma freschissima, sapida e minerale. La siccità e i cinghiali consumano la vendemmia successiva: per questo il nome si manifesta — L'Invitta, l'invincibile.
Rispetto della natura, delle prossime generazioni, della cultura, del consumatore, della differenza come valore primario. Creatività che trasforma i problemi in soluzioni e lascia ai posteri un'eredità viva.
Lavorare pulito, senza biotecnologia e senza scorciatoie. Un bianco del Mediterraneo che resta onesto ed espressivo, nel rispetto del vitigno e della cultura cilentana.
Biodinamica dalla nascita delle piante: il preparato 500, la terra mai avvelenata, la raccolta a mano. Salire oltre i 700 metri per cercare la freschezza che il vino chiedeva.
Amiamo l'energia nel vino e nella musica: è la manifestazione più riconoscibile della vita. Non Bach o Mozart — quando zio Jimi attacca Little Wing è un'altra musica. E un altro vino.
«Il possesso non appartiene al vignaiolo: il vino è un bene da condividere, trova il suo senso nella condivisione. È liquido, fatto per circolare, fluire nel mondo per dare piacere e raccontare la terra che lo ha generato.»
Fiano · IGP Paestum. Una produzione minuscola e artigianale, pensata per attraversare gli oceani e i lustri.
Pressata intera senza aggiunte, fermentata in acciaio, affinata sulle fecce e leggermente solfitata solo per aiutarla a viaggiare. Poi chiusa in bottiglia, ad aspettare.
Richiedi disponibilitàIl vino è un gioco, un gioco serio, un gioco gioioso. È eroico, è erotico. È mare da solcare cercando se stessi, è la strada e la meta, è silenzio assordante, è entropia. Nasce dalla terra profonda, da uomini ad essa legati da un cordone mai reciso.
Per ordini, allocazioni, degustazioni o per raccontarti dove trovare L'Invitta. Rispondiamo a chi ama il vino vero.